giovedì 22 dicembre 2011

Monte Alz e trial in Forans


PREMESSA:

Vi propongo una seconda uscita sempre allmountain fra le vallate di Verzegnis, si tratta delle escursioni che utilizzo nei mesi più freddi oppure quando il tempo a disposizione è poco, anche questo anello misto è composto da asfalto, sterrata, sentiero impegnativo e con diversi gradi di difficoltà.
L’itinerario è purtroppo panoramico solo in pochi punti, ma consente nei pochi chilometri di cui è composto di godere di magnifiche discese su singletrack tecnico e di fare un buon allenamento.


SVILUPPO:

DISTANZA TOTALE 24,72 KM
DISLIVELLO TOTALE 953 MT
DIFFICOLTA’ SALITA; medio-impegnativo
DIFFICOLTA’ DISCESA; medio-impegnativo
DURATA: 3 ore soste comprese


DESCRIZIONE:

Il tour ha inizio come di consueto dal parcheggio antistante il campo sportivo di Cavazzo Carnico, ottimo per l’ampio spazio che consente di parcheggiare e prepararsi anche a gruppi numerosi in assenza di traffico.
Si parte in direzione della trattoria Al Pescatore, dopo aver attraversato il ponte sopra il parcheggio da cui siamo partiti si svolta a sinistra seguendo le indicazioni.
Si percorre la stretta valle attraverso la strada vicinale asfaltata sempre dritti fino alla vista della trattoria.
Nel prato antistante il locale (km 1,29) si dirama sulla destra una pista forestale di recente costruzione, i primi metri non hanno grande pendenza, ma giunti alla vegetazione la strada impenna notevolmente consentendo a pochi di pedalare, anche per il fondo costituito da ghiaia smossa.
Si prosegue sulla carrareccia con pendenza impegnativa fino al km 3, dove la strada spiana consentendo la ripresa delle forze.
La mulattiera segue il vecchio sentiero con dei saliscendi fino a giungere dopo qualche metro di discesa ad un piccolo corso d’acqua che dovremo attraversare; ora, per una decina di metri la bici dovrà essere portata a spalla fino ad arrivare alla continuazione della strada (il ponte che guada il ruscello non è ancora stato costruito, ottobre 2011).
Si riprende con una parte cementata che ci fa salire di quota fino ad un falsopiano dal fondo sterrato molto sconnesso che ci ricongiunge alla strada sterrata proveniente da Pusea (km 3,86).
All’incrocio in un tornante con la strada prenderemo a destra per il monte Alz, il fondo è sconnesso ma compatto, in questo tratto per pedalare agevolmente possiamo utilizzare le cunette cementate ai lati della strada.
Dopo quindici minuti troveremo una briglia cementata sulla sinistra (km 4,96) dove svolteremo a sinistra proseguendo sulla  “strada” sterrata che conduce agli stavoli in località “Gadoria dal Perar”.
Si parte con pendenze decise ed impegnative, in seguito saranno anche peggio!!!
Al km la mulattiera termina dopo lo stavolo e si prosegue su un sentiero ben marcato ma sassoso e difficile da pedalare se non allenati.
Sulla parte alta del sentiero è possibile vedere il monte Verzegnis di fronte e sulla sinistra il faeit, circondati da faggi e carpini saremo prossimi alla cima del monte Zouf (alt mt 825), si dovrà fare attenzione al km 6,16 dove abbandoneremo il sentiero principale per salire a destra e percorrere una quindicina di metri a spinta su una traccia motociclistica ben scavata che sale diritta fino alla cima.


Giunti alla cima, incroceremo il sentiero che porta al monte Alz,  prenderemo a sinistra, dove poco dopo inizia la discesa per la località Dueibis.
La discesa è ben segnata dal passaggio delle moto da cross, è quindi impossibile perdere la traccia principale, si scende veloci su fondo foglioso fino a percorrere un tratto pianeggiante seguito da una breve risalita e l’ultimo tratto in discesa che porta a dei frutteti che costeggeremo andando a sinistra (km 7,55) .
A questo punto, proseguiremo in discesa su asfalto fino ad un quadrivio (chiesetta di Dueibis), lasceremo a sinistra due diramazioni, la prima per Dueibis, la seconda per Pusea e continueremo diritti in salita (a destra si scende al lago di Verzegnis).
Ora si sale su asfalto alla volta della località Fuignis (Sella Chianzutan), al km 8,71 dopo il cancello di una villetta sulla sinistra, troveremo sulla destra una diramazione in discesa che fra boschi di faggio ci porterà a gran velocità a confluire sulla regionale per Sella Chianzutan (km 9,61).
Con molta attenzione attraverseremo prendendo a sinistra in salita alla volta di Assais, dopo un centinaio di metri troverete un bivio da prendere a destra con le indicazioni per la caratteristica frazioncina.
In piano sempre su asfalto raggiungeremo e supereremo l’abitato a favore degli stavoli Chiampomano che conquisteremo dopo aver mantenuto la sinistra al bivio (km 10,54) e a qualche strappo impegnativo.


Alla vista delle costruzioni di Chiampomano la vegetazione si dirada permettendoci uno sguardo sulla sinistra alla “Cjanaleta” (m.te Verzegnis) troveremo inoltre una strada vietata ai veicoli a motore che scende dal Lovinzola (vedi itinerario “Lovinzola da Villa Santina”).
Continuando diritti su sterrato per una trentina di metri scorgeremo ad una curva sulla destra un cartello indicante una traccia di MTB che seguiremo in un primo momento su prato ed in seguito su un facile singletrack in bosco di faggio.
La traccia verso fondovalle si trasforma in una comoda e scorrevole sterrata che si alterna in salite e discese con qualche tratto pianeggiante che ci permette la ripresa, vi raccomando di mantenere la strada principale e non svoltare in nessuna delle diramazioni laterali che portano a degli stavoli.
Una interminabile salita ci conduce ad incrociare (km 13,97) la strada comunale denominata “Gir di Cjampaman”, qui lasceremo le diramazioni di destra e sinistra a favore di quella di fronte che ci condurrà sul prati del monte Navado che raggiungeremo al km 14,97, qui proseguiremo a destra su strada cementata per alcuni metri fino a scorgere un secondo cartello MTB alla nostra destra.
Un veloce single composto da qualche radice e salto ci farà scendere fino ad incrociare una pista forestale, fate attenzione che alla fine della discesa è presente una staccionata che impedisce l’accesso alle moto, sono presenti dei cartelli che vi indicano di rallentare qualche metro prima.
Giunti alla strada si svolterà a sinistra e si proseguirà su di essa fino ad un tornante sinistro, al km 14,88 presso il tornante è presente il terzo cartello MTB che indica di svoltare a destra, il primo tratto di discesa è su mulattiera erbosa e quindi molto veloce, i tornanti sono cementati e sono presenti dei dossi che consentono ai più temerari qualche esibizione acrobatica.
Si prosegue su un bel single velocissimo fino ad arrivare ad un secondo steccato da scavalcare con bici a mano, a questo punto troviamo alla destra una fonte d’acqua potabile denominata “aga dal Paradisc”, una pausa ristoratrice è d’obbligo.


Una traccia ben visibile attraversando la strada asfaltata ci farà scendere su un bellissimo tratto di single fino all’abitato di Villa di Verzegnis, dove su asfalto risaliremo a destra fino al km 16,13 dove svolteremo a  sinistra su una stradina erbosa che ci porta dopo poco ad una piazzetta con una fontana, ci troviamo nella  frazione di Riviasio.
Ora su asfalto ci dirigeremo alla volta del campo sportivo procedendo sulla via principale, superato il quale al km 16,83 presso una chiesetta svolteremo a destra percorrendo un tratto del “percorso vita”, arriveremo ad un ennesimo incrocio dove svolteremo a destra in discesa fino ad arrivare in via Mazzeit nell’abitato di Chiaulis.
Svoltando a destra su asfalto percorreremo un tratto pianeggiante nei pressi della zona artigianale fino ad arrivare in vista di una laterale sinistra che si dirige in discesa verso le fabbriche, al km 18,47 svolteremo su via degli artigiani a destra su un ponticello e sulla ampia strada principale ci dirigeremo alla volta dell’abitato di Intissans che raggiungeremo dopo aver svoltato a destra al km 18,94.
Giunti all’abitato di Intissans dopo un estenuante salita entreremo a sinistra nella piazza del paese e subito dopo, ancora a sinistra su via Piedicolle, dove sempre su asfalto arriveremo presso una chiesetta con diverse diramazioni, proseguiremo diritti oltrepassando la cappella.
Un tratto in discesa ci conduce in località “Flechigna”, dove dovremo evitare la prima diramazione sinistra e svoltare sulla seconda al km 20, da qui inizia la parte emozionante e più tecnica dell’escursione.
Sempre su comoda mulattiera scenderemo veloci fino alla prima prova di equilibrio, ad un tratto troveremo la strada erosa dall’acqua, a voi la scelta di percorrerlo in sella o meno.


Si scende fino all’attraversamento di un ruscello, dove la strada si trasforma in un bellissimo single in piano che ci conduce “nei forans” bosco in cui da piccolo passavo le giornate con i miei nonni.
Dopo un breve tratto di salita arriveremo ad una parete rocciosa che parte a strapiombo sopra di noi, questa parte del single è molto impegnativa ed esposta sul torrente Ambiesta, vi consiglio se non preparati al tecnico a proseguire a piedi per una cinquantina di metri fino a delle opere militari dove il sentiero si tranquillizza un po’.
Vi consiglio una sosta presso le opere militari anche per alzare il naso sulla parete che vi sovrasta per scorgere le feritoie delle gallerie costruite nel periodo della guerra.


Al km 21,31 il sentiero inizia a salire, purtroppo sassoso e non ciclabile, procederemo a spinta per un centinaio di metri sulla vecchia strada militare che collegava Verzegnis a Tolmezzo.
Si spinge la bici fino alla vista di un apertura a destra fra le muraglie che costeggiano la stradina, si sale in sella e seguendo le tracce delle moto da cross ci si prepara ad affrontare un altro emozionante tratto da trial.


La discesa non è estrema ma nemmeno facile, sono presenti delle radici scivolose e l’intera traccia è ricoperta da un triturato di roccia di tufo.


Dopo aver percorso questo emozionante single…trial saremo alla volta del vivaio di Avons, dove incrociando la strada statale svolteremo a destra per dirigerci a Cavazzo e raggiungere il punto di partenza.

Deotto Devis




Chiunque decida di affrontare gli itinerari da me proposti si assume tutte le responsabilità per i rischi ed i pericoli a cui può andare incontro. Il creatore del blog non può infatti garantire la piena percorribilità degli stessi e non si prende alcuna responsabilità di tipo civile o penale in caso di danni e/o infortuni occorsi a discapito di chiunque.

martedì 20 dicembre 2011

“A big story” : le 29” stanno conquistando il vecchio mondo



Dopo aver raccolto numerosi consensi per la prima generazione di 29” nella gamma Merida 2011 ed esattamente nella serie chiamata Twenty-Nine, Merida ha previsto per la collezione 2012 tre diversi livelli di MTB a ruote “grandi” riunite nella nuova famiglia 29” che si chiamerà “Big Nine”ed esattamente:


1) Big Nine Carbon – modelli top level in carbonio

2) Big Nine Lite – serie in alluminio di alta qualità con tubazione HFS e dettagli innovativi e di design

3) Big Nine TFS – serie delle Matts TFS Pro in versione 29”


Vantaggi della MTB con ruote da 29”:


• Migliorata la resistenza al rotolamento sul percorsi pianeggianti.

• Rotolamento più agevole su terreni dal fondo grezzo (es. ghiaia).

• Facilità nel superare ostacoli più grandi (rocce, radici, gradini).

• Miglior grip in curva grazie ad una maggior superficie di contatto del copertone con il terreno.


La maggior altezza da terra del movimento centrale causa:


- Miglior performance in salita (l’anteriore non si impenna)

- Diminuzione della sensazione di cadere in avanti oltre il manubrio in discesa.

- Geometrie ottimali per utenti di altezza superiore i 175cm.


Svantaggi della MTB con ruote da 29”:


• Pesi maggiori per ruote, copertoni e forcella (almeno 600gr nei modelli top e 800/1000 nei medio/bassi)

• Minor rigidità laterale alla ruota dovuta al maggior raggio della stessa che può causare perdita nell’allineamento e minor precisione in curva.

• A maggior ragione è importante l’utilizzo del perno passante che ovviamente aumenta i costi

• Le misure piccole del telaio hanno l’anteriore troppo alto e l’orizzontale troppo lungo ha poco senso avere telai sotto o 17”



Componenti specifici per 29”

Senza componenti specifici anche il miglior telaio da 29” è inutile:

• Corone più piccole in rapporto con la ruota più grande.

• Disco freno posteriore almeno da 180mm eccetto i modelli top racing.

• Il manubrio deve essere posizionato il più basso possibile, solo flat (no riser), calotta superiore dello sterzo più bassa, pochi o nessuno spessore.

• Forcella meglio se conica con tubo sterzo più corto possibile.

• Il perno passante aumenta la rigidità alla ruota (15mm anteriore e 12-142mm al posteriore).

• Ruote e forcella leggere sarebbero importanti per una migliore performance.


lunedì 19 dicembre 2011

Cannodale Jekyll



La nuova Cannondale Jekyll va a collocarsi nel sempre più affollato gruppo di bici da All-Mountain e va a competere quindi con la Specialized Enduro, la Cube Fritzz, la Lapierre Zesty, la SantaCruz Nomad e l’Intense Tracer. Anche se le uniche due su budget simili restano però Specialzied e Cube.
Il peso della bici in salita quasi non si sente e se pensiamo che l’allestimento non è dei migliori la situazione potrebbe diventare davvero interessante montando della componentistica un po’ più leggera. Già cambiando le ruote si potrebbe scendere sotto i 13 kg, davvero niente male!

Pro: il sistema del carro posteriore è ben progettato e funziona egregiamente, la cura dei dettagli è davvero sopraffina (basti vedere i passacavi predisposti anche per il comando del reggisella telescopico).

Contro: il cambio posteriore a gabbia lunga è un po’ fragile, le ruote non sono tubeless, il pulsante di “sblocco” dell’ammortizzatore posteriore è abbastanza facile da azionare accidentalmente.


By Giuliano Faleschini


Cima Tamai




Monte Tamai
Partenza: Rif. Enzo Moro
Tempo risalita: 1.30
Quota: 1970 mt
Dislivello: 655 mt
Distanza : 4350 mt
Difficoltà: MS
Esposizione : N

Edi, Franz, Fabiano, Loris, Carlo, Zanier, Devis e  la mascotte a quattro zampe Oscar.


Dopo innumerevoli danze tribali rivolte a San Skialp per ricevere qualche fiocco di neve, finalmente a dicembre ormai inoltrato la cima Tamai abbandona la divisa verde per ricoprirsi di un bel manto nevoso (dico “bel manto nevoso” altrimenti San Skialp si offende e non ne manda più!!) ma in realtà la nevicata dei giorni scorsi si quantifica in soli 20 centimetri.
Fabiano approfitta della situazione per cimentarsi in skialper per la prima volta ed egregiamente mette a segno la sua meta.
Loris e Carlo (le tutine) selezionano da subito la marcia racing e con una sfida all’ultimo centimetro raggiungono cima Tamai con ampio distacco su di noi, c’è da dire che hanno agito d’astuzia posizionando dietro a loro la mascotte... la quale diffondendo nell’aria profumi poco piacevoli ci costringeva a lunghe soste ossigenanti facendoci perdere terreno.


Dopo questa breve intro sui componenti del gruppo , è il caso di spiegare brevemente l’escursione.


Si parte dal rifugio Moro e percorrendo un tratto iniziale delimitato da reti alla sinistra della pista da discesa 4 si prende la strada ben segnalata che conduce al Cuel d’Ajar.
Giunti all’arrivo della seggiovia si perderà quota leggermente fino a trovare sulla sinistra la traccia CAI 170 che parte fra i pini.

La salita ci offre un magnifico panorama sulla bassa Carnia e uno spettacolare riflesso arancio del mare nei pressi di Monfalcone.
Cambiando versante vedremo in lontananza malga Tamai e sopra di noi l’omonima sella.


Si sale in modo deciso fino a sella Tamai, alla nostra sinistra si erge il monte Arvenis e a destra la cima Tamai punto del nostro arrivo.
Un panoramico traverso seguito da un tratto molto ripido ed impegnativo ci conduce alla cima dove spazieremo a 360° sulle vette circostanti e sede di arrivo della seggiovia.


La discesa avviene attraverso le piste da sci.

Di seguito un interessante informazione data da Promotur pubblicata sul Messaggero Veneto del 29-11-2011 e consultabile on line al link sottostante;
Promotur guarda con interesse alle esigenze degli scialpinisti. In tutti i poli del Fvg ci saranno quindi aree dedicate allo sci alpinismo organizzato. Oltre ad aver realizzato e messo a disposizione degli organismi federali un tracciato riservato soltanto alla salita con gli sci, in ogni località sarà riservata, una volta la settimana e per tre ore serali, una pista di discesa per la pratica amatoriale dello sci alpinismo.

Sullo Zoncolan si potrà accedere dal rifugio Enzo Moro a malga Tamai, che presenta 285 metri di dislivello per 2.650 metri di lunghezza, Cima Tamai (655 metri dislivello e 4.350 di lunghezza), Sella Zoncolan (425 metri dislivello e 3 mila metri di lunghezza). I primi due percorsi saranno aperti sino alle 21.30 ogni giorno per tutto l’inverno, mentre a Sella Zoncolan si accederà solamente in notturna sulla pista 4 nelle giornate di martedì. Dai Campetti Madessa a Ravascletto sarà disponibile la pista Canalone-Lavet per la zona funivia (820 metri dislivello e 3.700 lunghezza) nella serata dei mercoledì.

Dal sito Promotur inoltre: http://www.promotur.org/?page=news&S=1010&ret=home


Deotto Devis

Chiunque decida di affrontare gli itinerari da me proposti si assume tutte le responsabilità per i rischi ed i pericoli a cui può andare incontro. Il creatore del blog non può infatti garantire la piena percorribilità degli stessi e non si prende alcuna responsabilità di tipo civile o penale in caso di danni e/o infortuni occorsi a discapito di chiunque.

venerdì 16 dicembre 2011

Forcella Lavina e Mangart



Itinerario molto impegnativo per dislivello e difficoltà tecniche. Ramponi e 2 piccozze necessarie per la cima. Prima parte per scialpinisti esperti, seconda per alpinisti invernali. La forcella della Lavina è una classica sciata di fine stagione in quanto l'innevamento si protrae fino a primavera inoltrata.

DIFFICOLTA': fino alla forcella BS . Per la cima Difficile.

PARTENZA: parcheggio del secondo lago di Fusine.

SALITA: prendere la strada che porta al rifugio Zacchi e seguirla per poco. Al primo bivio andare a destra ed immettersi in un taglio del bosco che sale in direzione del canalone. Percorrere quest'ultimo fino in cima e sbucare sul pianoro sommitale tenendo la destra. Si raggiunge così la forcella Lavina e i prati sloveni. Per la cima seguire il sentiero estivo che passando sotto il Traunig e il Piccolo Mangart portano senza difficoltà all'attacco della salita. Lasciare gli sci e seguendo dei logici canali raggiungere la vetta.

DISCESA: si può scendere dalla stessa o seguire il sentiero normale estivo che aggira il pendio passando dal versante est.

Un ringraziamento particolare a Roberto Giazzon per la preziosa collaborazione
 
Deotto Devis

Chiunque decida di affrontare gli itinerari da me proposti si assume tutte le responsabilità per i rischi ed i pericoli a cui può andare incontro. Il creatore del blog non può infatti garantire la piena percorribilità degli stessi e non si prende alcuna responsabilità di tipo civile o penale in caso di danni e/o infortuni occorsi a discapito di chiunque.

Tacca del Cridola



Gita memorabile in ambiente selvaggio . Caratterizzata da grande freddo in quanto non prende mai sole. Attenzione al bollettino valanghe in quanto il pendio è valanghivo ed è interessato da eventuali scaricamenti delle pareti laterali.

DIFFICOLTA': BS , ultimi metri più difficili.

PARTENZA: quota 987m slm tra passo Mauria e Lorenzago in corrispondenza di un caseggiato in legno.

SALITA: si parte scendendo verso il torrente Cridola lungo una strada non sempre ben innevata. In fondo proseguire su strada fino all'acquedotto, poi salire un pendio con vegetazione e con percorso libero risalire l'evidente canalone. Prima molto ampio poi girando leggermente a destra si fa via via più stretto e ripido fino ad una stretta forcella, detta appunto tacca.

DISCESA: stesso itinerario. In fondo rimettere le pelli e risalire in 10 minuti al parcheggio.

Un ringraziamento particolare a Roberto Giazzon per la preziosa collaborazione
Deotto Devis

Chiunque decida di affrontare gli itinerari da me proposti si assume tutte le responsabilità per i rischi ed i pericoli a cui può andare incontro. Il creatore del blog non può infatti garantire la piena percorribilità degli stessi e non si prende alcuna responsabilità di tipo civile o penale in caso di danni e/o infortuni occorsi a discapito di chiunque.

Forca de la Val



Dislivello: 1162mt
Esposizione: Sud
Tempo di Salita: ore 3
Periodo consigliato: gennaio - aprile
Difficoltà: BSA, OS gli ultimi 100 m
Disponibilità file GPS: Si
Dotazioni di sicurezza: arva, sonda, pala, ramponi, rampant

Percorso: Sella Nevea (1190 mt), Casere Cregnedul di Sopra, Forca de la Val (2352 mt)



Descrizione:

L’ascesa ha inizio dal piazzale vicino alla caserma del soccorso alpino di Sella Nevea.
Si prosegue sulla pista da sci fino ad incrociare una traccia alla sua sommità destra, su comoda mulattiera visibile anche con copioso manto nevoso si raggiungono le malghe di Cregnedul.
Dalle malghe si proseguirà agevolmente sul pendio fino alla stretta insenatura poco sotto la cima dove in caso di ghiaccio è consigliato l’uso dei rampant.
L’escursione va affrontata con condizioni perfette di assestamento del manto nevoso.
Per il rientro si ripercorre la via della salita con un emozionante finale misto fra la vegetazione fino a raggiungere Cregnedul.


Sella Nevea è raggiungibile da Chiusaforte imboccando la Val Raccolana su strada asfaltata e ben segnalata.
Deotto Devis

Chiunque decida di affrontare gli itinerari da me proposti si assume tutte le responsabilità per i rischi ed i pericoli a cui può andare incontro. Il creatore del blog non può infatti garantire la piena percorribilità degli stessi e non si prende alcuna responsabilità di tipo civile o penale in caso di danni e/o infortuni occorsi a discapito di chiunque.

Forcella Pecoli



Super classica della neve farinosa. Se vi piacciono le gite solitarie avete sbagliato meta. Se amate la farina siete nel posto giusto. Finesettimana molto affollati, ma il pendio offre diverse varianti. Rispetto alla Pecoli guardando il pendio sulla sinistra si può affrontare la forcella Urtisiel, stessa difficoltà stessa bellezza e meno gente. Sulla destra si nota un canale che porta alla forcella Cason ; da questa si può scendere dalla stessa o aggirando una torre rocciosa, raggiungere la forcella Busas e scendere verso il rifugio Giaf. Tutte queste varianti meritano una visita, sopratutto con freddo intenso che mantiene la neve farinosa. Molta attenzione al bollettino valanghe, sono pendii abbastanza valanghivi.

DIFFICOLTA':BS

PARTENZA: località  Chiandarens a Forni di Sopra

SALITA:seguire la strada che porta al rifugio Giaf. Poco prima del rifugio svoltare a sinistra e con percorso libero superare dei canali con vegetazione . Una volta apertasi la visuale si procede liberamente verso l'evidente forcella centrale. Valutare la neve negli ultimi metri verso la forcella: il vento crea spesso pericolosi lastroni .

DISCESA: stesso percorso della salita. Attenzione lungo la strada a chi sale con le ciaspole.

Un ringraziamento particolare a Roberto Giazzon per la preziosa collaborazione
Deotto Devis

Chiunque decida di affrontare gli itinerari da me proposti si assume tutte le responsabilità per i rischi ed i pericoli a cui può andare incontro. Il creatore del blog non può infatti garantire la piena percorribilità degli stessi e non si prende alcuna responsabilità di tipo civile o penale in caso di danni e/o infortuni occorsi a discapito di chiunque.

Lavinal di Palas



Bellissimo pendio visibile anche da Tolmezzo. Data l'esposizione est, prende sole la mattina e solitamente la neve farinosa dura un paio di giorni per poi lasciare posto ad una crosta fastidiosa che permane per diversi giorni. Una volta trasformata la neve si hanno le condizioni migliori per godersi la sciata. Attenzione al bollettino valanghe, vista la strana esposizione le condizioni cambiano più lentamente che altrove.

DIFFICOLTA': BS

PARTENZA: località Davost a Forni di Sopra

SALITA: seguire la pista da fondo in direzione sud verso Andrazza. Finita la pista larga si seguono le indicazioni per il rifugio Pacherini. In salita è opportuno evitare il greto del torrente. La prima parte della salita  si svolge nel bosco ripercorrendo il sentiero estivo. Dopo poco la valle spiana leggermente e il bosco si dirada, sulla destra si vede la meta della gita. Continuando diritti si va al rifugio e poi al passo di suola, per il lavinal invece si svolta decisamente a destra. Con percorso libero ed evidente si percorre tutto lo scivolo fino alla forcella.  

DISCESA: prima parte, quella divertente, lungo il percorso di salita. una volta raggiunto il torrente valutare l'innevamento e decidere se scendere per il bosco o per il greto (serve molta neve). Ricordarsi di abbandonare il torrente per prendere il sentiero che si collega alla pista da fondo.

Un ringraziamento particolare a Roberto Giazzon per la preziosa collaborazione
Deotto Devis

Chiunque decida di affrontare gli itinerari da me proposti si assume tutte le responsabilità per i rischi ed i pericoli a cui può andare incontro. Il creatore del blog non può infatti garantire la piena percorribilità degli stessi e non si prende alcuna responsabilità di tipo civile o penale in caso di danni e/o infortuni occorsi a discapito di chiunque.

giovedì 15 dicembre 2011

Come utilizzare il GPS per la mountain bike



Sono ormai anni che la tecnologia GPS (global positioning system) è entrata a far parte della nostra vita. Inizialmente essa venne utilizzata per scopi militari (PPS), quindi fu resa disponibile a tutti una versione molto meno precisa ed affidabile (SPS) per poi equiparare i due sistemi nel 2000. Questa rete (allora di 24 satelliti, oggi 31) da cui vengono rilevati i dati, è di proprietà americana ed è gestita da autorità militari che potrebbero un giorno, a loro inappellabile discrezione, decidere di bloccare l'accesso al sistema o ridurne la precisione. Dopo questa breve introduzione storica, entriamo nel merito incrociando le dita...
Il GPS oggi viene utilizzato per scopi civili in moltissimi ambiti: dalla navigazione all'orientamento stradale. Ultimamente l'evoluzione dei dispositivi ricevitori del segnale hanno raggiunto una tale leggerezza e compattezza da poter essere installati su una bicicletta senza gravare in peso e volume sui pedalatori. La forte diffusione di questi dispositivi negli ultimi anni ha trovato un terreno molto fertile tra i MTBiker in quanto il segnale satellitare può aiutare soprattutto in caso di mancanza di indicazioni (come nei boschi o sui sentieri isolati). Di seguito cercherò di riassumere brevemente l'utilità e le potenzialità (per lo meno quelle da me conosciute, non sono certo un esperto nel settore, ma soltanto un appassionato) dei dispositivi GPS per chi pratica mountain bike, dando alcune dritte e qualche utile riferimento nel web per reperire informazioni e percorsi scaricabili per godere delle bellezze del mountain biking senza imprecare ad ogni bivio sbagliato o saltato.
A ogni bikers che si possa definire tale è sicuramente capitato prima o poi di trovarsi in mezzo ad un bosco, su una carrareccia o su un divertente single track e trovarsi di fronte un bivio imprevisto e sconosciuto. Che fare? Quale strada imboccare per continuare nella giusta direzione e portare a termine il percorso prestabilito senza dover fare chilometri e chilometri di noiosissimo asfalto o senza vagare per ore nel sottobosco? Si lanciava la monetina... testa a destra, croce a sinistra. Spesso andava bene e si proseguiva sul divertente sterrato che l'amico ci aveva consigliato, ma a volte si imboccava la via errata e ci si ritrovava, se andava bene, su una trafficatissima statale oppure, se andava male, al termine di una discesa ripidissima e lunghissima nel bel mezzo della vegetazione con la traccia del sentiero che si disperdeva tra le felci pochi metri davanti a noi. Ora il rischio si può ridurre al minimo (non dico eliminare perchè non si sa mai...) utilizzando un dispositivo Global Positioning System (GPS) per leggere il territorio ed assicurarci di aver scelto il tracciato corretto senza perdere ore a chiedere informazioni o a percorrere a ritroso un sentiero sbagliato. Inoltre sfruttando la rete e le sue infinite capacità di produrre informazione a costo zero, si potrà reperire percorsi differenti per variare i propri itinerari ogni week end. Sia però chiaro che non si deve abusare di questo strumento (quante storie si sono sentite di gente che fidandosi ciecamente di un gps è finita con l'auto in un lago, addosso a un muro, bloccato su una scalinata...): il GPS non deve togliere il gusto di esplorare tipico della MTB, non deve sostituire il paesaggio (godiamoi quello che ci sta attorno, non controlliamo il GPS ogni 5 secondi!) e nemmeno la nostra mente (in fondo se abbiamo inforcato la MTB è per immergerci nella natura e cercare un pò di avventura, non per sederci in poltrona a guardare un film). Dopo questa debita premessa voi vi chiederete...ma allora che diavolo lo prendo a fare questo GPS? Il dispositivo GPS è utile per pianificare un'uscita (conoscere tempi di percorrenza, lunghezza, deviazioni, scorciatoie, punti di ristoro, dislivelli e distanze), in caso di emergenza (valutare eventuali scorciatoie se si è stanchi, si sta facendo buio o si hanno problemi fisici o meccanici) ed aiuta a conoscere vie percorribili su un territorio nuovo o poco conosciuto.
Entriamo ora nel dettaglio. Il navigatore GPS è lo strumento che ci permette di visualizzare il percorso (traccia) e le informazioni relative ad esso durante la nostra escursione. Su di esso è possibile caricare percorsi scaricati da internet per poi seguirli durante l'escursione oppure salvare un percorso che conosciamo e quindi condividerlo con altri utenti in diversi siti dedicati. Le tracce da caricare sul dispositivo sono dei files, solitamente con estensione GPX (in caso necessitiate di convertire files per il vostro dispositivo GPS il sito GPSvisualizer risulta molto comodo - è gratuito), in cui sono contenute le informazioni relative al percorso mentre i punti di interesse vengono salvati in files con estensione WPT (waypoints, cioè dei segnaposto che sono stati creati per indicare un luogo particolare sul percorso, ad esempio un bivio, una malga, una sorgente ecc...). Per la visualizzazione del tracciato sul nostro PC dovremo utilizzare un software. Solitamente quando si acquista il navigatore viene fornito un cd su cui è presente un software base con cui leggere  ed archiviare i files. Altri software per l'editazione di tracce GPS possono essere acquistati separatamente (qui la demo gratuita di CompeGPS Land) oppure scaricabili gratuitamente in rete (Easy GPS). All'interno del software solitamente possiamo elaborare a nostro piacimento il percorso e visualizzarne mappa e dislivelli. Sempre tramite il software è possibile caricare/scaricare le tracce sul nostro navigatore.


Una volta caricata la traccia sul nostro navigatore, non ci resterà altro che partire. Quando saremo giunti nel luogo di partenza, accenderemo il dispositivo ed una volta che esso avrà ricevuto il segnale dai satelliti ci apparirà nello schermo la traccia con un numero progressivo che ci segnalerà la direzione in cui il percorso andrà seguito ed un triangolino indicante la nostra posizione. Zoomando avanti e indietro potremo vedere maggiore o minor dettaglio a seconda della necessità.

Grazie a Leonardo Corradini di lifeintravel.it per la gentile concessione,

http://www.lifeintravel.it


lunedì 12 dicembre 2011

Anello M.te Salinchiet




Distanza: 29.0 km
Quota massima 1804 m
Preparazione fisica:  molto duro
Preparazione tecnica:  molto difficile
Tempo di percorrenza: 6/7 h soste incluse


Partenza da Paularo. Si prende strada asfaltata per Ravinis. Oltrepassata la frazione di Paularo si continua sempre su strada asfaltata (pendenza abbastanza impegnativa). L'inzio della strada sterrata coincide con segnaletica indicazioni C.ra Pizzul (cartello mtb). Sempre su carrareccia con fondo regolare prima di raggiungere la casera sulla destra si prende strada sterrata. La pendenza si fa più impengnativa e il fondo sconnesso fino ad arrivare a C.ra Paluchian. Dalla malga si deve trovare una traccia di sentiero che traversa in obliquo fino ad arrivare a forca Pizzul ( la traccia gps registra variante con mtb in spalla verso M.te Salinchiet e poi cresta sent. 441b; prestare molta attenzione sentero esposto). 


Arrivati alla Forca Pizzul si scende lungo sentiero 441 lungo l'alta via val d'Incarojo fino al Rif. Forestale Pezzeit. Si prende sulla destra in salita sentiero (cartello Rif. Grauzaria - Salinchiet) Primo tratto mtb in spalla e poi lungo traverso pedalando fin sotto la parete Nord m.te Salinchiet. Si prosegue con bici sulle spalle lungo un tratto molto difficile ed esposto che risale su esile sentiero (punti con cavi metallici) le pendici della montagna. Tratto finale sottobosco ripido fino ad un bivio (cartello). Continuando in salita si raggiunge la cima del m.te Salinchiet. Invece in discesa si pedala verso C.ra Pradulina. 


Dall'omonima forca ci si affaccia su di una paurosa frana (visibile da Paularo). Si prosegue quasi sempre pedalando in salita verso C.ra Turriee. Dalla casera si segue il sentiero cai 435 (alcuni saliscendi) che porta a C.ra Forchiutta (bellissimo e divertente). Raggiunto un quadrivio (strade e sentieri) si segue la traccia sulla destra segnavia cai 434. Single track lungo ed impegnativo che, a parte alcune interruzioni (alcuni alberi caduti) ed un paio di passaggi su terreno friabile, risulta scorrevole e divertente. Giunti sulla strada sterrata oltrepassato un ponte si perviene a Dierico. 


Ultima risalita al paese e poi rientro al punto di partenza.
Nel complesso itinerario di estrema difficoltà. Dal punto di vista fisico si deve mettere in conto 1,5 h abbondante di camminata faticosa. Si segnala che la parte di sentiero attrezzata richiede una buona esperienza escursionistica.



Luciano Cellitti


Chiunque decida di affrontare gli itinerari da me proposti si assume tutte le responsabilità per i rischi ed i pericoli a cui può andare incontro. Il creatore del blog non può infatti garantire la piena percorribilità degli stessi e non si prende alcuna responsabilità di tipo civile o penale in caso di danni e/o infortuni occorsi a discapito di chiunque.

domenica 11 dicembre 2011

Le leve dei freni…


La posizione corretta

Come per gli ammortizzatori e le forcelle della mountainbike c’è l’abitudine a lasciare tutto come la si compra, in questa pagina vi descriverò quanto sia importante regolare le leve dei freni, frenare in modo corretto e come vanno posizionate le mani.
Molti miei compagni si lamentano spesso di formicolii alle dita della mano e ai polsi, maggiormente dopo i singletrack impegnativi, è una questione d’allenamento ma alla base c’è la posizione delle leve e il modo di frenare.
Una posizione della mano e del polso errata durante la frenata infatti può causare dolori e formicolii,  dove l’unico rimedio provvisorio è fermarsi per far riposare le mani.
Non aspettate che il dolori arrivi al punto da impedirvi di tenere saldamente il manubrio o che le mani sembrino anestetizzate, fermatevi per una sosta ed eviterete di cadere.

Come si frena


Vi sarà capitato di vedere una gara di trial, di downhill, oppure semplicemente guardando i bikers più esperti che incontriamo alla domenica sui singletracks, chiedete loro come si frena, vi risponderanno sicuramente che con gli impianti idraulici moderni è necessario solamente un dito, l’indice.
Questa scelta non perché andiamo piano, ma perché oltre all’aiuto della nuova tecnologia idraulica, riusciamo ad impugnare saldamente il manubrio con quattro dita, evitando che gli scossoni più violenti ci facciano perdere la presa.
La leva del freno va impugnata con il dito nel punto curvo prima della fine della leva appositamente studiato per evitare che il dito “sfugga “ dalla leva e per il principio dei fulcri, più lontano è il punto di spinta maggiore sarà la pressione sul pompante.


 
Non porre attenzione alla posizione delle leve dei freni è un grave errore perchè è molto importante che la leva freno sia posizionata correttamente, il comando del cambio sarà posizionato di conseguenza ma meno importante perché utilizzato per un breve lasso di tempo e in un momento non impegnativo come la discesa.
Per posizionare correttamente le leve è necessario solamente salire in sella, svitare la brugola e con il dito sul freno posizionare la leva come descritto nei paragrafi precedenti nel modo che dia la più ergonomia possibile.

Posizione non corretta

La leva è posizionata troppo all’esterno, il punto di fulcro è ridotto e si rischia di farsi male avendo un dito sotto la leva e la mano quasi alla fine della manopola.

 
Non utilizzate due dita come nei vecchi v-brake, riducono la presa sul manubrio.

 
I comandi del cambio (se ci stanno) possono essere spostati per essere raggiunti facilmente, a contatto con la manopola..

Distanza della leva

Le principali leve hanno una ghiera con cui è possibile regolare la distanza di presa e adattarla alla propria mano chiamata “reach in”

 
La scelta di questa distanza dipende essenzialmente dalla lunghezza delle dita della nostra mano, ma la corretta posizione si ottiene impugnando la leva tra la 2° e la 3° falange.
A leva tutta estesa (appoggiate normalmente il dito stringendo con le altre dita il manubrio come foste in discesa) il dito deve arrivare agevolmente a prendere la leva senza allentare la presa, in modo che la 3° falange possa appoggiare completamente sulla leva. Si regola quindi la distanza della leva in modo che nella posizione di frenata, la 2° falange non debba compiere una rotazione di più di 90° rispetto alla 1° falange, in questo modo lo sforzo esercitato dai muscoli è più leggero.

 
Inclinazione della leva del freno

L ’inclinazione della leva va ruotata in avanti verso il basso, in modo che punti all’incirca davanti al mozzo della ruota anteriore (all’incirca perché dipende molto dall’altezza del biker e dalla grandezza del telaio.)
Il polso deve lavorare dritto tra dorso della mano e avambraccio, realizzate una linea virtuale che si prolunga lungo il braccio e continua sulla leva del freno.

 
Con questa impostazione facciamo si che il  peso che scarichiamo sul manubrio si trasferisca direttamente sul palmo, senza far lavorare le articolazioni del polso e i muscoli dell’avambraccio in maniera eccessiva un angolo errato fra dorso della mano e avambraccio può causare anche delle slogature del polso.
Eseguite queste operazioni standard preliminari siete pronti a salire in sella e affrontare le discese correttamente, affineremo le tarature personalizzandole man mano, ricordate inoltre che l’allenamento è un fattore molto importante per evitare dolori ai polsi e alle braccia.

Devis Deotto

sabato 10 dicembre 2011

Regolazione di forcelle e ammortizzatori



Premessa:

Le mtb bi ammortizzate comunemente chiamate in gergo moderno “full” hanno innumerevoli regolazioni e prima di ogni uscita e a seconda del tipo di fondo le sospensioni andrebbero regolate.
Non è facile e ci si trova solitamente in difficoltà davanti ad una miriade di possibilità di personalizzazione che caratterizza una moderna forcella o ammortizzatore, la maggior parte dei biker amatoriali acquista la mtb e ci pedala per anni così come l’ha trovata.

Panoramica principale:
  

All’estremità di uno degli steli è presente un pomello o ghiera blu, esso regola la durezza della forcella fino a raggiungere la posizione di blocco totale e sul fodero vicino al mozzo un pomello rosso chiamato “rebound” cioè la velocità di ritorno della forcella (quest’ultimo non blocca il ritorno).


Sull’altro stelo saranno presenti due tappini alle estremità, sotto ad essi sono presenti gli attacchi delle valvole dell’aria, attraverso cui è possibile regolare la camere positiva e negativa immettendo o togliendo dell’aria con una pompa speciale per ammortizzatori.


I due pomellini sono presenti uno sopra l’altro anche sull’ammortizzatore posteriore con la stessa funzione, descriverò in seguito la funzione propedal PVA.

La regolazione:

Prima cosa da fare è determinare il SAG cioè la posizione che prenderà la forcella o ammortizzatore con il biker in sella che dovrà essere il 17-25% della corsa totale, viene regolato attraverso la pressione dell’aria tenendo come riferimento la posizione dell’oring sullo stelo.

Come fare:

Portare l’oring a contatto con il corpo dell’ammortizzatore; salire sulla bici e facendosi aiutare senza forzare lasciamo che il nostro peso comprima l’ammortizzatore, scendiamo con cautela e misuriamo di quanto l’or si è allontano dal corpo ammortizzatore e in base alla sua escursione calcolare il SAG.
Se non è presente un oring sullo stelo è meglio metterlo, vi aiuterà anche mentre pedalate a trovare la giusta taratura (non mettete fascette in plastica che possano rigare lo stelo).
Per aggiungere l’oring? Avvolgete con del nastro di carta una parte di stelo in modo da non sporcarlo di colla, tagliate un or di giusta misura e facendo attenzione lo riunite con dell’attak attorno allo stelo, attendete che sia incollato e dopo aver rimosso la colla in eccesso sarà possibile togliere lo scotch di carta.
Effettuare questa operazione su forcella e ammortizzatore.
In base alla misura rilevata andremo a caricare o scaricare aria fino ad ottenere il SAG corretto.


Bisogna precisare che non tutte le forcelle possono essere regolate dall’esterno al momento del bisogno con un pomello ma solamente con la variazione di pressione delle due camere, la mia ad esempio, dotata di “travel adjust” e dall’escursione di 180 mm da enduro, non prevede un bloccaggio totale ne una regolazione “al volo”, questo perché all’interno di uno stelo è presente la cartuccia che permette di ridurre l’escursione e nell’altro la cartuccia per il ritorno.
Chi possiede una forcella regolabile, pomello blu sulla parte alta dello stelo destro, in salita dovrà regolarla piuttosto rigida ovvero chiusa, ma senza esagerare perchè lasciando eseguire una leggera azione ammortizzante, sarà agevolato nei cambi di direzione e avrà una guida più liscia e anche meno stancante per le braccia.

Sintetizzo al massimo il modo di procedere in funzione del tipo di fondo e pendenza.

La salita è certamente il terreno che mette in crisi le bici biammortizzate (o meglio noi bikers!!!), dove la pedalata deve essere sfruttata al massimo (visto anche il peso considerevole della mtb) , senza incorrere in dispersioni causate  dall’affondamento di forcella e dell’ammortizzatore.
Quando ci troviamo su asfalto, avendone la possibilità, la taratura deve essere impostata sul bloccaggio quasi totale.
Il bloccaggio non va utilizzato in discesa ed è molto importante non dimenticare chiusa la regolazione onde evitare di danneggiare la cartuccia (le moderne forcelle per sicurezza non si bloccano totalmente.)
A questo proposito introduco il Propedal o power valve, dispositivo presente solo su certi ammortizzatori posteriori, una regolazione, attraverso cui una valvola ha il cui compito di rendere più efficace la pedalata, riducendo la dispersione di energia indotta dall’affondamento dell’ammortizzatore, frenando la capacità di assorbimento della sospensione stessa, qui entra in funzione la parte idraulica dell’ammortizzatore che attraverso degli orifizi calibrati limita il passaggio dell’olio da una camera all’altra.
Molte bici hanno un sistema in cui la valvola si aziona automaticamente e non è regolabile, a parere mio per l’allmountain questo sistema non è molto affidabile.
La sua applicazione migliore è in salita, specialmente su fondi compatti o poco smossi (asfalto, sterrato, ciottolato e ghiaia). Su tratti molto tecnici, e avendone la possibilità può essere opportuno disattivarla per sfruttare appieno le caratteristiche di assorbimento della ruota posteriore.
Su telai meno pedalabili (downhill, enduro ecc) può essere invece meglio utilizzarla, evitando che la ruota posteriore si insacchi sull’ostacolo rendendo la pedalata difficoltosa.

In discesa vi sconsiglio l’utilizzo, tuttavia su discese particolarmente scorrevoli può essere utilizzata per migliorare la potenza/resa della pedalata.
In discesa sui singletrack stretti, con sassi, radici, curve sconnesse, percorsi più tecnici dove l’ abilità di guida è fondamentale vi consiglio di disattivare completamente il propedal e lasciare l’ammortizzatore libero di adattarsi alle asperità del terreno.


Cosa molto importante anche la regolazione del sopra citato “rebound”, la regolazione della velocità di ritorno sia dell’ammortizzatore che della forcella, vi consiglio di regolarlo veloce (ma senza che alla sua estensione completa batta a fondocorsa) dove si scende con velocità permettendo di mantenere i pneumatici a contatto con il terreno il più possibile.
Una regolazione più lenta va fatta per la salita o per i passaggi “trialistici” a bassa velocità dov’è essenziale la sensibilità di guida e dove si carica molto il telaio.

Una dritta… con un pennarello indelebile fate un segnetto sui pomelli, contate i giri e riportateli su un foglietto, sarà più facile passare da una taratura all’altra.


Devis Deotto